La Turchia farà centro con l’oro?

L’oro è soltanto uno dei numerosi metalli presenti naturalmente nello strato superficiale della Terra; tuttavia, senza dubbio, è sempre stato quello più apprezzato. Gli uomini iniziarono a utilizzare monete d’oro già nel 550 a.C. in Lidia, una provincia dell’odierna Turchia, sotto il re Creso. Queste monete divennero rapidamente un mezzo di pagamento accettato dai mercanti e dai soldati mercenari in tutto il Mediterraneo. Da allora, per 2.500 anni, l’oro non ha mai smesso di essere considerato un bene di grande valore.

Certamente, grazie alle sue proprietà fisiche, è il materiale perfetto per creare splendidi gioielli. Ma, ancora più importanti, sono la sua scarsità e il desiderio che suscita. Sono questi fattori ad aver trasformato l’oro in una riserva di valore. Una buona riserva di valore? Questo è tutto da discutere. Qualcuno una volta disse: «Ai tempi di Shakespeare, un’oncia d’oro permetteva di acquistare un buon abito. Oggi, un’oncia d’oro permette ancora di acquistare un buon abito!».

Tutto l’oro estratto nel corso della storia dell’umanità esiste ancora oggi: questo metallo prezioso è sempre stato riciclato. Come osserva un esperto del settore: «Se possiedi un orologio d’oro, parte dell’oro che lo compone potrebbe essere stato estratto dai Romani 2.000 anni fa».

A questo punto viene spontaneo chiedersi quanto oro esista oggi nel mondo al di sopra della superficie terrestre. Se tutto l’oro presente oggi sulla superficie della Terra — circa 171.000 tonnellate — venisse fuso, occuperebbe un cubo con lati di appena 20 metri. Non sembra poi così tanto, vero? Eppure, considerando un prezzo dell’oro di 1.150 dollari per oncia, quel cubo avrebbe oggi (nel 2018) un valore di circa 7.000 miliardi di dollari, pari a circa il 9% del PIL mondiale.

Esistono Paesi, come l’India e la Turchia, particolarmente affascinati dalla bellezza di questo metallo giallo. Dopo l’India, la Turchia è il secondo produttore mondiale di gioielli in oro. Se siete mai stati al Gran Bazar di Istanbul, sapete esattamente cosa intendo.

Ma non si tratta soltanto di bellezza. I forti problemi di inflazione che la Turchia ha attraversato fino al 2002 hanno creato una solida tradizione di «fiducia nell’oro», considerato un investimento altamente liquido, capace di proteggere non solo dall’inflazione, ma anche dalla debolezza della valuta. Sebbene dal 2004 il Paese abbia attraversato un periodo di inflazione a una sola cifra, la popolarità dell’oro come forma di investimento è rimasta elevata.

Nonostante la Turchia sia un grande consumatore di oro, il Paese non ha iniziato a produrlo fino al 2001. Fino ad allora, il proprio oro non veniva estratto dal sottosuolo: il Paese importava invece circa 150 tonnellate di metallo grezzo all’anno e lo lavorava internamente.

La produzione aurifera in Turchia è iniziata soltanto nel 2001 e, da allora, il settore si è progressivamente liberato dai vincoli della proprietà statale, sviluppando una dinamica commerciale particolarmente vivace. La produzione annuale, che nel 2001 era di appena 1,4 tonnellate, ha raggiunto il picco di 35 tonnellate nel 2014.

Con questo livello di produzione, il Paese eurasiatico è oggi il maggiore produttore di oro in Europa. Nel giro di pochi anni, si prevede che la produzione possa raggiungere le 50 tonnellate, portando la Turchia tra i 15 maggiori produttori di oro al mondo.

Le riserve stimate della Turchia ammontano attualmente a circa 700 tonnellate. Tuttavia, considerando che fino ad oggi è stato esplorato soltanto il 15% del territorio nazionale, la Turchia si presenta come un Paese con un notevole potenziale per diventare in futuro uno dei principali produttori mondiali di oro.

E considerando che il disavanzo delle partite correnti del Paese raggiunge il 6%, i metalli e i minerali presenti nel sottosuolo rappresentano un potenziale significativo per contribuire al miglioramento degli equilibri economici.

La Turchia è quindi diventata una delle più interessanti nuove frontiere mondiali per l’esplorazione aurifera e, naturalmente, questo ha accresciuto l’interesse delle società minerarie internazionali, che nell’ultimo decennio si sono precipitate nel Paese.

Oggi circa l’85% dell’industria mineraria turca è nelle mani di società private, locali e internazionali. Tra le aziende straniere impegnate nell’estrazione dell’oro in diverse aree del Paese figurano società canadesi — Alacer Gold, Alamos Gold, Canterra Gold, Aldridge Minerals, Pilot Gold, Frontier Pacific, Odyssey Resources, Teck Cominco ed Eldorado Gold — società australiane, come Chesser Resources, e società britanniche, tra cui Ariana Resources, Kefi Minerals e Stratex International.

Circa il 40% di tutto l’oro prodotto ogni anno nel mondo è destinato a essere conservato sotto forma di monete o lingotti, custoditi nei caveau e successivamente utilizzati come strumento di investimento.

C’è chi considera l’oro un’attività improduttiva e priva di vita, uno strumento attraverso il quale scommettere sulla paura delle persone. Eppure, ancora oggi, l’oro rappresenta una componente significativa di portafogli di investimento diversificati.

In fondo, ci saranno sempre persone che avranno paura. E per questo motivo, i produttori di oro, come la Turchia, continueranno sempre a cercarne di nuovo.

«Non è tutto oro ciò che luccica», recita il proverbio. Ma in questi giorni, il luccichio della Turchia sembra avere decisamente il colore dell’oro.

FB, dicembre 2018

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